Per un con-dono azzurrissimo di cielo.

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Sempre mi insisto
– teso l’orecchio –
fra il lemma cripto e l’altro che s’apre
e, presto, si richiude.

C’è un punto d’ascolto sotto un sigillo di neve, una corruzione di gioia fra le crepe del dolore.

Ecco: che ne sai, poeta,
di com’ io, poi, affondi
le mani
per liberare steli dissanguati e abrasi,
ché vibrino nel respiro di tutti,
nel respiro del mondo
in cui sciama,
silenziosa,la speranza.?

Se scrivi una plaquette,
sia esemplare l’umana pietà;
per ogni anima smagrita, esangue,
sopra la neve precipitata soffia una parola calda di disgelo,
per un con-dono,
ancora,
per un varco azzurrissimo di cielo.

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