Musica e dintorni. Roberto Vecchioni Wislava Szymborska

E quando canti sento
l’inconsistenza amica,
la sorpresa del mondo
come una perla antica;
E quando canti chiedo
ma chi le ha dato il cuore,
la legge del sospiro,
per scrivere parole?
E quando canti il mondo
mi svela il suo motivo
casuale ed inspiegabile
magia d’essere vivo ;
E quando canti, canti
e sfilano i sorrisi
fra i denti di Wislawa bella
ad occhi semichiusi ;
E quando canti vedo
le strade di Varsavia,
l’innamorato amato
come veleggiando l’aria;
E quando canti aspetto
che il verso sia finito
e la gioia di vivere
mi prenda all’infinito;
E quando canti imparo
che siamo nella storia
come un’anomalia
costretti alla memoria;
E quando canti, canti,
si snuvola la sera
davanti a quel miracolo
che siamo e che non c’era;
E quando canti, canti
le magie del destino
l’assurdità del tempo
fra le corde di un violino;
E quando canti, canti
e il giorno mi si perde,
ha un senso anche il dolore
in questo sterminato verde;
E quando canti, canti,
e lo diresti amore,
e “ senti come batte forte
dentro me il tuo cuore”.

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Se l’ami (Orazio Nastasi) lettura di Luigi Maria Corsanico.

 

 

 

Se l’ami guardala negli occhi con tale forza da sollevarla dal peso dell’argilla e annodale i capelli tra le tue mani come t’avesse catturato una sirena. Non dirle mai t’amo senza la luce delle parole. Soprattutto quando le ombre solcano il suo volto e l’inquietudine si fa strada. Così, quando la vedi pensare a ore intricate per i sogni che cadono e le vertigini che s’acquietano, cambia di cuore e sfiorala come un delicato e subito apparire di luna all’orizzonte perché torni a ridere e a illuminar la casa. Se l’ami non smettere di amarla sempre con il suo nome nei tuoi occhi.

Orazio Nastasi©

Il dolore. Giovanni Raboni. Lettura di Luigi Maria Corsanico

 

 

Tu e le tue fissazioni! mi vien voglia
di rinfacciarti le mie piaghe,
quelle sí cancrenose, immedicabili…
Ma no, sbaglio. Non io, tu sei l’erede
d’una sacra penuria,
te e i tuoi da sempre ha saccheggiato il cielo.
C’è piú tristezza nel tuo lutto
per un gioco perduto, per una bambola squartata
che nel mio per il novero dei morti
che colleziono da una vita.
È piú giusta, ha piú stoffa la tua pena.
E intanto non riesco a consolarti,
mio affamato, tremante, altero amore!
Non rispondi, mi guardi
come, ma sí, come un nemico di classe
se cerco di distrarti,
se ti ricatto con la tenerezza…
se ti ricatto con la tenerezza…
Ma credimi, tesoro, che non voglio rubartelo
l’osso del tuo dolore.

Da “Tutte le poesie 1949-2004”

Benjamin Fondane – È a voi che parlo

Letture/Lecturas

Benjamin Fondane
(Jasi, Moldavia, 1898 – Birkenau, Polonia, 1944)

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)

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