Musica e dintorni Poesia di Alda Merini. Giovanni Nuti e Simone Cristicchi. I POETI

E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiam parole né potere
per invogliare gli altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiano un cuore.
Siamo poeti poveri
fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni croci
siamo conventi che non danno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come le bestie
buttati per tutti i fanghi
senza una casa libera
né un sasso per sentimento.

 

 

 

 

Conversario

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Il fiore ha chinato il capo.

Tu dici: ha petali avvizziti e
inaridito stelo.

Ben sai che è identico il senso del morire

La morte, se la pensi, c’è
come la vita, se la vivi.

La vita io, fin quì, l’ho amata,
oh se l’ho amata
e lei mi ha amata in sole e tramonti,
in fiori e stelle, in mari e cieli mai uguali

Ma ho temuto il buio, i rovesci improvvisi.

La morte verrà quando non potrò più
solo pensarla, perché la starò vivendo
e mi amerà.

Verrà senza canti né violini, senza mani né rose, senza parole, né voce, in così poco fiato .

Un ricusato pensiero, teso d’agonia,
spegnersi piano.

E tutto il buio ad inchinarsi in sponsale, eterno silenzio solo mio.

Mia, solo, irricusabile non vita.

Anna

 

 

Gesualdo Bufalino – Appuntamento presso un bunker abbandonato

Letture/Lecturas

Lettura del 12 gennaio 2016

Gesualdo Bufalino
Appuntamento presso un bunker abbandonato

da Gesualdo Bufalino, L’amaro miele, Torino, Einaudi, 1982
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica:
Edgar Caracristi ©

Gabriel Fauré Pavane op.50
Alessandro Molinaro, flauto
Gian Paolo Lopresti, chitarra

~~~~~~~~~

Io ti dico parole imparate a memoria:
le ascolti appena, frastornata dalla pioggia
che cade sul bunker di Punta Scalambra
e annunzia lungamente un altro addio.
Com’è lontano il mare, a guardarlo da qui,
da questi strombi sbreccati e inermi,
come lontana anche tu, e cangiata da ieri…
Per rivederti devo chiudere gli occhi.
Devo chiudere gli occhi per rivedere i tuoi,
invaghiti e ridenti, per risentire il fatuo
minuetto tra i tuoi capelli,
i chiusi trambusti del cuore.
Cosí dunque ci gioca il tempo e ci convince:
basta una raffica sbieca, un giornale che voli,
stremata procellaria, sul dirotto frangente;
quel cencio d’alga che ripugna fra le…

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claque

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mai avuto claque ma ho ascoltato molto bach
temperato e temerario a cappella cantavo
sulle note sue. tentavo l’arcano delle armonie
legate dagli intervalli di quinte e dietro
tutta la mia selvaggia passione per le pause
quando la musica cede al silenzio assenzio: è allora
che s’arriva al centro del palco e non servono
yes man né mitomanie o lunghe lingue. è tutta
questione di cuore e di quanto sangue.

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Amputazioni

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Serpeggia ancora,
ancora sopravvive alle amputazioni, fedele al suo movimento si dilegua, senza ristoro d’ombra; orfana della pietra millenaria.

Manca il respiro della pietra trascorsa, ma non sarà poi così diverso il tempo di domani,
sarà sempre coincidente nell’alternanza di due soli, saranno sempre le stesse le attese, gli stessi i silenzi, nel dialogo di fecondi mutamenti.

E noi con l’abitudine antica di dare un nome alle cose, per poterle chiamare,
anche se si sono perse.

Quando basterebbe spartirlo il peso,
di ciò che, forzatamente, abdica.

Noi, sempre più incerti,
su una terra smossa, incapaci di scovare la pietra che rimandi il precipizio.

Noi, sempre più fragili,
abili a rinominare ciò che il tempo ci ha tolto, fingendoci risarciti.

Noi, amputati e spersi.

Anna

 

 

Altre Voci (Mauro Contini) La storia del tuo sguardo

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Un albero cede al vento,
un po’ di rumore prima di abdicare,
votato alla sottrazione il cielo
ad attendere la notte,

” silenzio che catturi il vano,
il durevole, l’alterno “,
un abisso, una rivelazione incerta
tra le tenebre del pensiero,
le stelle turbolente
a rendere più urgente
il tragitto dello spirito,

” siamo tutti dilettanti
candidati all’oblio,
e persino l’oblio
destinato alla sparizione,
mai del tutto combaciamo
col cammino della nostra anima,
in transito o rapita
da una diaspora segreta,
nell’inquietudine di un’appartenenza “,

sfugge all’abbraccio la tua sembianza,
a pochi gesti di distanza
la pacificazione e la gentilezza,

” quale defilata sorte si cela
tra timore e trasparenza,
quale cielo trepidante ospiterà
l’ansia del ritorno “,

non dimentico l’immagine
sopravvissuta alle macerie,
l’alleanza disattesa,
l’ambizione di un rincontro,

un volto desiderato
si fa bagliore effimero,
formano la nostra sorte
le mute divinità
che ci hanno scavalcato,
congiura verso una visione
la storia del tuo sguardo.

Mario Lunetta, (1934-2017), Due poesie inedite, La «forma informe» del poeta di via Accademia Platonica in Roma, Il punto di vista di Giorgio Linguaglossa

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Mario Lunetta Dino Ignani Mario Lunetta, foto di Dino Ignani

«Il tentativo di comunicare, laddove nessuna comunicazione è possibile, è soltanto una volgarità scimmiesca, o qualcosa di orrendamente comico, come la follia che fa parlare coi mobili. […] Per l’artista che non si muove in superficie, il rifiuto dell’amicizia non è soltanto qualcosa di ragionevole, ma è un’autentica necessità. Poiché il solo possibile sviluppo spirituale è in profondità. La tendenza artistica non è nel senso dell’espansione, ma della contrazione. E l’arte è l’apoteosi della solitudine. Non vi è comunicazione poiché non vi sono mezzi di comunicazione».

Samuel Beckett “Proust”

«Le strutture ideologiche postmoderne, sviluppate dopo la fine delle grandi narrazioni, rappresentano una privatizzazione o tribalizzazione della verità».

 Maurizio Ferraris, <em>Postverità e altri enigmi</em>, Il Mulino, 2017, p. 113

Il punto di vista di Giorgio Linguaglossa

La «forma informe» del poeta di via Accademia Platonica in Roma

In questi due inediti…

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Musica e dintorni Oggi sono io di Alex Britti (Mina)

 

E non so perche’
quello che ti voglio dire
poi lo scrivo dentro una canzone
non so neanche se l’ascolterai
o restera’ soltanto
un’altra fragile illusione
se le parole fossero una musica
potrei suonare ore ed ore,
ancora ore
e dirti tutto di me.
Ma quando poi ti vedo
c’e’ qualcosa che mi blocca
e non riesco a dire
neanche come stai
come stai bene con quei pantaloni neri
come stai bene oggi
come non vorrei cadere in quei discorsi
gia’ sentiti mille volte
e rovinare tutto
come vorrei poter parlare
senza preoccuparmi,
senza quella sensazione
che non mi fa dire
che mi piaci per davvero
anche se non te l’ho detto
perche’ e’squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se dovro’ aspettare ancora
per parlarti finalmente
dirti solo una parola
ma dolce piu’ che posso,
come il mare come il sesso
finalmente mi presento.
E cosi’ anche questa notte
e’ gia’ finita
e non so ancora dentro come sei
non so neanche se ti rivedro’
o restera’ soltanto un’altra
inutile occasione
e domani poi ti rivedo ancora
e mi piaci per davvero
anche se non te l’ho detto
perche’ e’ squallido provarci
solo per portarti a letto
e non me ne frega niente
se non e’ successo ancora
aspettero’ quand’e’ il momento
e non sara’ una volta sola
ma spero piu’ che posso
che non sia soltanto sesso
questa volta lo pretendo.
Preferisco stare qui da sola
che con una finta compagnia
e se davvero prendero’ il volo
aspettero’ l’amore e amore sia
e non so se sarai tu davvero
o forse sei solo un’illusione
pero’ stasera mi rilasso,
penso a te
e scrivo una canzone
ma dolce piu’ che posso
come il mare come il sesso
questa volta lo pretendo
perche’ oggi sono io,
oggi sono io.

 

 

 

 

 

 

Prendi questo adesso

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Prendi questo adesso,
senza solco,
solo un passaggio;
carezza sui narcisi,
prima che la notte
corrughi i petali
e sfianchi gli steli.

Ed Io esatta,
così come mi guardi,
a volerlo dire tutto
lo schianto della luce,
prima che svenga
ai miei piedi
e un buio mi denudi.

Anche se,
ha occhi pietosi,
sempre, il buio.

Anna

 

Applausi.

Ontologia,Psicoanalisi,Logica.

La sbrigativa alternativa: ti adatti o muori, più non basta. Non basta andarsene al lavoro, baciare la moglie, abbracciarsi i figli, salutare educatamente: bisogna battere le mani; ossia farlo con entusiasmo, andare in estasi. Al condannato non si chiede più solo che approvi la pena ma che metta lui stesso la testa nel cappio e la tenga ferma. Tutto concorre a trasformare l’assenso strappato all’individuo misero e tremante in apoteosi. Gli applausi si devono sentire da Sirio. Più forte, ancora più forte…

Francesco G Bissoli.

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