Agnizione.

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Vengo a celebrarmi le ferite
su snodi semantici
di parole non contigue
che mi disegnino la mappa.

Enjambement che separino
i termini con l’accapo
lasciando il soggetto appostato;
quando ciò che vale
é quel che lo qualifica
o il verbo che lo agisce.

E allora mi dirò:
é tempo di una grammatica
vera,
è tempo di ripulire la parola

E, se scrivo dolore,
sia a margine;
come ogni cosa perfetta
non ha bisogno di richiami
e non sa contaminarsi
per diventare altro.

Il dolore è dolore,
così presente e perfetto
da bastare a se stesso.

Il dolore È!
Sia senza epifonema
il verso che lo cita,
perché il dolore non sancisce

Vengo per celebrarmi le ferite
e nella parola scarna
l’anafora che ribadisca il senso

E ancora mi dirò:
sarà questo scemare di tutte le cose,
tutte le cose che chiamo
e non si voltano
e mi lasciano ferma ad aspettare,
ad aspettare sempre

E un mondo, il mio,
caduto ai piedi,
senza conforto, mai.

Vengo per celebrarmi le ferite
con una lingua conforme
alle labbra, finalmente!

Parole da fissare
su fogli bianchi,
per un discorso che vale
e l’agnizione che sale.

Allora si
che avrò dato senso
anche al dolore, al dolore, anche.

Anna

 

Ho messo come contraddittorio questa canzone di Vecchioni, per una riflessione sul dolore, non solo quello personale, il dolore del mondo, del nostro essere uomini che aspiriamo alla felicità, quindi nati già perdenti.

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Computo

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Di sera, quando più niente chiama a sé, solo la tua voce resiste. 

Nei meandri delle tue stanze reclama  conferme o disdette , ti riporta dove hai cominciato il giorno.

E tu ripassi, a memoria,  i passi, rivedi i gesti , mentre la voce impone lo scarto.

Mi sono alzata, mi son vestita, ho lavorato, sono rientrata, ho riposato, ho cenato, non ho lavato il piatto ed ora ne scrivo.  Ecco: che giornata del cazzo! 

Quanta poca vita dal computo di un giorno. 

Ma la voce ti ricorda che ciò che conta è non andare a carponi.

Homo erectus, appunto ; fu da quando  si mise dritto che si illuse di poter toccare il cielo con un dito. 

Anna

 

Nel fiato

la nostra follia 3

Se ti guardo, una sottile blandizia
il desiderio delle labbra tue,
per berne tutta quanta la delizia,
di sentire su me le mani tue.

La tua fronte è il mio confine,
il mio orizzonte i tuoi occhi che amo,
accorda al desiderio senza fine,
il battito, il fiato e insieme danziamo.

Uniti nello stesso movimento,
fuori da questo tempo, a perdifiato,
in quello stesso sospeso momento,
ferma il tuo respiro in me, nel fiato

Anna.

Le cose non sono più parole.

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Capisco quel che capisco,
il resto è appannaggio della lirica.
Le cose non sono più parole.

Immagina una scogliera,
marea affaticatissima di onde urlanti
sempre pronte a morire, rimodellare.

Torna il nero,
per una forma di partito preso,
ogni volta in cui il bianco vince.

È lo scoglio a fare il mare,
scampa a giudizi manierati
nell’unico modo credibile, rigettando.

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Mia bocca nuziale

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‘Sì stupita non sono
del salace ancòra;
dal canto mio, canto
solo quello che sono.

Quel pizzico di pepe,
si sa, fa meraviglie,
ma il sovvertir narici
del fiore sulla siepe?

La pelle mia canta,
intona un madrigale
e quando canta, canta
senza fare rumore.

Se pelle mia canta,
la sua voce, tutta,
si accorda al suo cuore,
si fa del suo sale

E goccia l’ inchiostro,
suo rapace rostro,
mentre capace chiostro
è la bocca (mia) nuziale.

Anna

Altra luce non sia

Immagine dal blog di Flavio Almerighi.

 

Certo, per quel diletto
lei vien meno al contegno
in un gioco di specchi
senza nessun ritegno.

Esposta, poi tradita,
sulle baciate rive
rintana la sua pena
fra scoscese derive

Di sbieco, lei, voltata,
gia scruta l’altrui vita,
per averla sognata

In certe notti illuni
avorio e chiaro mosto
le iridano digiuni.

Di lontano la scia
di lacerate stelle,
muta scivola via.

E così,ora, sia:
altra luce non sia
se non per brillar di noi. (io e te

Senz’ alcuno dileggio;
qui lo dico per dire
e, certo, non vaneggio!

 

 

Musica e dintorni Leonard Cohen- Dance me to the end of Love

 

 

Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme
Fammi danzare attraverso il panico finchè io non sia in salvo
Sollevami come un ramo di ulivo e sii la mia colomba diretta verso casa
Fammi danzare fino alla fine dell’amore
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Oh, mostrami la tua bellezza non appena i testimoni se ne saranno andati
Fammi sentire il tuo corpo muoversi come fanno a Babilonia
Mostrami poco a poco ciò di cui io solo conosco il limite
Fammi danzare fino alla fine dell’amore
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare fino al matrimonio, fammi danzare continuamente
Fammi danzare con molta dolcezza e fammi danzare ancora a lungo
Siamo entrambi al di sotto del nostro amore, e ne siamo sopra
Fammi danzare fino alla fine dell’amore
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare verso i bambini che domandano di essere messi al mondo
Fammi danzare attraverso le tende che i nostri baci hanno superato
Innalza una tenda per ripararmi, sebbene ogni filo sia strappato
Fammi danzare fino alla fine dell’amore

Fammi danzare verso la tua bellezza con un violino in fiamme
Fammi danzare attraverso il panico finchè io non sia in salvo
Toccami con le tue mani nude o toccami con il tuo guanto
Fammi danzare fino alla fine dell’amore
Fammi danzare fino alla fine dell’amore
Fammi danzare fino alla fine dell’amore.

Testo originale 

 

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic ‘til I’m gathered safely in
Lift me like an olive branch and be my homeward dove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Oh let me see your beauty when the witnesses are gone
Let me feel you moving like they do in Babylon
Show me slowly what I only know the limits of
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the wedding now, dance me on and on
Dance me very tenderly and dance me very long
We’re both of us beneath our love, we’re both of us above
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

Dance me to the children who are asking to be born
Dance me through the curtains that our kisses have outworn
Raise a tent of shelter now, though every thread is torn
Dance me to the end of love

Dance me to your beauty with a burning violin
Dance me through the panic till I’m gathered safely in
Touch me with your naked hand or touch me with your glove
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love
Dance me to the end of love

 

 

Altre Voci (Antonella Anedda) Nomi


Qual è la parola per dire che non si hanno più sentimenti
negativi verso chi ti ha ferito?
Perdono, mi hanno risposto. Ma io volevo, al contrario, parlare
del rancore.
Questo è stato l’inizio e può valere come esempio.
Ogni giorno c’è una parola nuova di cui non ricordo il senso
e il cui suono tintinna un motivo percepito a brani
familiare una volta, ora perduto.
La sua luce abituale cade. Di colpo non importa,
provo rancore, perdono chi prova rancore, mi perdono?
C’è un alfabeto incomprensibile, un linguaggio dimenticato.
I nomi ruotano privi della loro materia fin dal mattino.
Come chiamare la stoffa bianca che il vento muove davanti
alla vetrata?
Tenda, tende. Il riso mi si annida in gola.
Lei, cioè io, tende a cosa?
Qui so rispondere: tendo alla terza persona
alla grazia sperimentata una volta sola
di un dolore sdoppiato e spinto fuori
poi fissato, ascoltato perfino nello scroscio delle lacrime
ma da un’altra me stessa
capace di lasciare la sua vecchia pelle sulla terra.

Giudica tu ora chi parla:
“I nomi la confondono eppure la sua attenzione si è moltiplicata, lo sguardo si è fatto prensile, capace di rischiarare il pensiero: vai verso la morte. E mentre nota la macchia di oleandro contro l’edera ecco il secondo pensiero: come guardare meglio, come raccogliere quel dettato dal silenzio. E mentre resta immobile ecco il terzo, ultimo pensiero: può sopportare la perdita, può non catturare”

? Di quale pace.

  • La pace che pronunciate con la vostra bocca diventi opera delle vostre braccia” (San Francesco) 

Di questa pace impressa sui loghi, ai petti calmi dei fideisti; occhi in tasca, piuttosto, a cercare chiavi di volta, per aprire stanze d’alibi al còmodostàre,
tra un accomodo e l’altro, a perdifiato, fra i muri.

Al massimo cavarsela con una massima o con il minimo sindacale
per poter alzare gli occhi senza vergogna.

Di questa pace, non protesa, retta da pròtesi al titanio o di una lega tra cobalto e cromo – Un cielo desaturato, perso nel giallo dell’ultimo tramonto, mi sovviene, perché ! Chissà –

Pace che si gioca ,tutta, nelle prime ore
con un fast-trak, onde evitare spargimenti di sangue, fra i popoli
del nove maggio, mentre gli altri, gli oppressi, cadono in ginocchio.

Di questa pace che soggiace alle leggi di mercato, ma fa pace col popolo dei saldi di fine stagione.

Che alimenta guerre tra poveri per i sussidi o un lavoro nero,
nero come la notte nera , ma ,per i ricchi, si reinventa pace fiscale

Di questa pace garantita dai Membri del Ventiquattro Ottobre, senza empito,
pace col solo conflitto di interessi, pace che non offre braccia e mani,
,pace che non si sporca.

Di questa pace, La Pira?

Se la povera gente ancora attende, se crollano muri, ma anche ponti.

Se il valore della persona è una questione di efficienza, se le città son morte, se i giovani non sognano
un tempo nuovo,
perché neppure sognano.

Se le premesse della politica non sono più nella storia,
se dei suoi tre postulati: unità disarmo e pace l’unità non c’è mai stata.?

?Di quale pace

Se, alla guerra, una sola mano basta, ma, alla pace, cento mani abbassate bastar non sanno?

 

 

Anna

Ma un desiderio ancora.

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Chè se l’amore è astuzia dVolontà 

…………… per perpetuare il mondo

? Cosa mi ostina in esso

Io che non fui Mantide

…………..quando ne avevo Ragione

? Cosa ostina te

……….. pur sotto lo sguardo vigile di Elettra

Forse occorre glissare   

………….. O

Dirlo altro l’Amore

………….Ora che non sarà nido 

………….Ora che io

………….ora che tu

Ma un desiderio

…….ancora

Anna