DI RIFLESSE SOMIGLIANZE

 

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Infine sono rimasti gli occhi;
se li fessuro,
rimpicciolisco la veduta
per contenere solo ciò
guardo.
Tu non dire lo scompiglio,
le volute di ostentati sospiri,
da così lontano.
Solo sulla rosa che trema
riconosco il vento
Di riflesse somiglianze
sei spina al fianco;
scuci il dentrofuori
che più non sanguina.

Anna

Sul bordo di mattini

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Proprio qui,
tra fornelli macchiati
dì caffè
e l’orlo sbrecciato
della tazzina colma,
soggiaciono mercuriali
empiti.
– Sciogli piano
gli inevasi perché,
mi dico,
questa dolcezza
sottintesa,
prima di portarla
alla bocca
a maturarti il seno –

Anna

 

LITURGIE APOCRIFI – Poesia a quattro mani – Mauro Macario – Anna Leone

 

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C’è un angelo che di notte in poi
traduce il linguaggio del corpo sacro
in testo antico
sfogliando le umide pieghe
di un’impronta carnale
ne affida la lettura prensile
ad ogni battito del sangue
che lo risucchia nella cavità apocrifa
dove officiare una liturgia labiale
per tornare umano tra l’estasi del corpo divino
non apre le ali
goccia dopo goccia
si arrende alla supremazia
dell’offerta dischiusa
le mani s’incuneano
scava smuove attira a sé
la spugna del fiume lavico
che lo travolge alla fonte
dove il cielo di sotto
scarica tempesta
e nella calma seguita
s’acquieta
per morire di meno

C’è un tumulto che scuote parole
le divide una ad una
reinventando un codice d’accanto
Ci sono orecchi particolari
stanno al centro
di un sentire in comunione
in ostentorea ardente
commozione
Un salmodiare di voci intinte nell’acqua
di seti ancestrali
Svetlana lui fa docile
nella sua acqua lei si rispecchia
per vedersi nella forma
divaricata
tesa in nuda ricognizione
là dal buio
a farsi sinolo nell’afflato
mentre mani stupite su altari supini
fioriscono gesti ogni volta
che il respiro risale
Ci sono notti il cui cielo è un sottilissimo tamburo
su cui battono lingue
sconosciute
per riconoscersi in una sola voce
dentro il salmo gaudioso
degli sposi.

Mauro Macario – Anna Leone

Coincidenze

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Ce ne andremo,
consegnati,
dentro cunei d’ombra,
sotto frattali scialbi,
lungo i marciapiedi

A qualsiasi chiederemo
come ci si apra
alla vertigine,
al crollo
dei disarcionati
sotto la statura minima
di visiere frante
sulla norma necessaria.

Su incidenze
divaricate, ormai,
– dove nessuna appartenenza –
inganneremo i luoghi,
diremo d’esser stati
altrove.

Eppure, latitudini
soltanto immaginate,
da coincidenze
concave,
già chiamano
a una nostalgia di mani.

?Saremo pronti,
su altra luce,
a disserrarle

Anna

 

Fatti trovare

 

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Scansa, per una volta,
metafore di vele, tronfie solo di vento,
di nuvole che non dicono
il cielo.

Sciogli il paradosso
di stelle vicine,
elegie d’ombre
lunghe,
l’ossimoro di coincidenze
parallele.

Fatti trovare
nell’intercapedine
della tua ora stenta.

Cadranno architetture
di slabbrata comunanza,
presto o tardi, sopra il marmo.

Sola è la Morte; nulla più resta
da comparare,
tanto, Lei, è esemplare

Anna