Ignavia .

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Rimanere sottovento,
credendosi al riparo,
curvare la schiena,
spingendo la ruota dei giorni,
é viltà che offende
il coraggio dei vinti,
torvo asservimento, in ventriloqua lamentela,
che tramortisce senso e ragioni.

il legno che non trascini sulle spalle
non redime le ossa,
la croce smessa non assolve;
solo sposta la morte altrove,
mentre vai blaterando colpe, mai tue,
con un digiuno d’orgoglio e fierezza
e una fame di nulla.

Anna

 

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Sciolte implicazioni.

Sui dati delle neve precipitata si parte e non si mette in conto il disguido di una pietra, il capitombolo.

Sui dati dell’amore che,  nell'enfasi,avanza, non avevi messo in conto lei, inopportuna e intransigente.

Non svilupparle sciolte implicazioni: capelli sottili, solamente, che avresti voluto tanto, tanto carezzare.

Anna

Indifferenza (era prima della parola fine)

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L`indifferenza (Acquarello – Artista Carmine Musto)

Poi, a sera, il risaputo si confonde nel vago scuro, orme irripetibili del lungo andare restano,solidali ai ritorni, sulla soglia.

Dentro  quadrilateri, lampi invisibili di sillabe spente, sibilo d’interstizi, tentativi di flebili assoli, quanto basta per poter allungare la mano, poi, sotto lenzuola e non trovar la voglia.

Ha il silenzio un che di amaro, nelle bocche dei risvegli muti.

 

Anna

Totem

 

Il dio vago e trino, l’ncanto dell’utero in affitto; fola di un padre putativo, seppure afflitto, remissivo.

Il dio  incerto, ci conteggia i secoli
sul legno; parentesi infinita su cui scorre la storia.

Il dio eterno; custodisce nel suo polso il battere alterno.

E noi smarriti tra gli ulivi, per non esserci impiccati al ramo più alto, a sgranare suppliche lungo rosari.

Genuflessi su una terra nera, smossa da croci di rimorsi,
sotto un sole scomparso.

Anna.

Credulità

Effigi versano lacrime di sangue;
mortifero ossimoro, umilia
finanche l’ingenuità bambina.

Credulità millenaria
nega plasmatiche tissotropie
per movimento sussultorio.

E non c’è viatico né dono,
se non il buon auspicio o l’oscuro presagio in contemplativa paranoia.

E un’angoscia intorno all’urna reliquia: memoria emolitica di disfacimento; speranza trasfusa di tramandarsi

Il sol gesto che mi scioglie
nasce nell’inguine, si declina nello spasmo e mi travasa in un’intesa
avvinghiata e nuda.

E so di lacrime, così chiare,  bevute sottovoce, perfetto accordo di sangue e vene, l’amore, so.

Anna

Ortus et mors.

Sboccare compatti a capo chino,
rivoltati presto al mondo, man mano accresciuti, esfoliati ai passaggi,
abrasi, tornare alla terra.

Anna.

Il poeta o l`uomo?

Il poeta mistificò per troppa immaginazione, corruppe soli affinché scaldassero ovunque, comunque.

Di un mare di specchi  fece specchi di mare.

Rubò stelle da un cielo spento, intraprese viaggi stando fermo, ribattezzò, rinominò l`attorno, confessò e sconfessò contestualmente.

La poesia è prudenza per poter dire, all`accorrenza:  hai travisato.

L’uomo, poi, estinse gli occhi nel buco che lo rintana, fino al prossimo avvistamento, fino all’ennesima poesia.

Chi mi stordì, se il poeta o l’uomo, neppure so dirlo.

 

Anna.

Ricalcolo delle offese

Parrebbe il calcolo delle offese un`approssimazione in difetto, per troppa pena nel volerle sistemare in scansie dove il buio conceda dimenticanza.

Non darti pena, nel ricalcolo ne lascio  solo una, l’offesa più grande che a una donna si possa fare.

Io, prima di te,  lessi del cavallo di Troia, ma non immaginavo, certo, che si volesse rifilarlo proprio a me che, solo, cavalco  giorni e neppure tanto bene.

 

Anna

Insegnami.

Ma già sapevo, da mio padre, che un figlio, anche a sedici anni, possa essere disconosciuto.

Dunque, perché mi meraviglio?

Insegnami come si fa a non restare inchiodata al senso di figlia, così che io impari a schiodarmi dal senso d’appartenenza  quando non è più il caso.

Insegnami.

 

Anna

 

Tu, l’oltre misura

Se non altro mi hai dato un metro su cui estremi merda e miele, così, con nonchalance.

Tu sei l`oltre misura che innalza o offende.

Sarà che io mi son cresciuta in seno delle cautele e preferisco restare nella giusta misura, ché mi fa a portata di braccia, sempre.

 

Anna