Dettato (da madre a figlia)

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Bisogna cercare
con mani buone
le briciole rimaste
negli angoli delle tasche
di giorni abbottonati
alla paura.

Portarle alla bocca,
guadare papille
onnivore, aperte
su bulimie cosmiche.

Nutrire arterie
di luce bianchissima
che irrorino
il cuore vasto
del mondo.

Con l’occhio limpido
sovvertire il buio
della buia notte,
senza sonno.

Stare nell’ebrietà
della forma
con quella forsennata
voglia d’esserci,
nonostante una voce
a ricordarci,
non quanto,
come si muore.

Noi che abbiam l’età
da ultimo inverno
e accomiatarsi
potrebbe, anche,
voler dire
non risvegliarsi.

Anna

4 Replies to “Dettato (da madre a figlia)”

  1. Ottimo finale, da brividi, così come quel “come si muore”, perché in fondo è proprio così: ci arrovelliamo una vita e poi evaporiamo nell’attimo che una goccia d’acqua si ritrova davanti al fuoco. Ci tramandiamo tutto, dai genitori ai figli, nella speranza che questa parola sopravviva.

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    1. Si, ci interroghiamo, in questi giorni, soprattutto sul come si muore . Il senso di finitezza lo abbiamo tutti, ma non ci è dato di sapere come finiremo Alllora sarà il caso di vivere lungo un addio, perché non sappiamo se avremo modo di accomiatarci con un orecchio vicino. Mia madre che ha 86, che non vedo da un mese, questo lo sa e me lo dice. Ecco, credo sia questo il senso del vivere, quello di tramandarci più che di salutarci. Grazie, Antonio..

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