Gioielli Rubati 46: Yves Bergeret – Bruno Navoni – Giovanni Baldaccini – Anna Leone – Stefanie Golisch – Lapoetessarossa – Mariangela Ruggiu – Roberta Panizza.

almerighi

CANTO DI BANCHISA

Gelide sono le acque.
Un uomo, solo nel suo kayak,
a caccia di foche, a pesca
pagaia tra muraglie di ghiaccio galleggianti.
Una parete incolore è l’omicidio,
un’altra il razzismo, un’altra l’odio,
un’altra è il moncone residuo
della lingua strappata dalla bocca
di un qualche eroe fondatore
diventato un incomprensibile balbuziente.

Il solitario in kayak deve vogare con grande fermezza.
Venti e correnti spingono gli uni contro gli altri
gli iceberg. Tutto ciò che naviga tra di loro
può essere annientato.
Dieci anni fa, l’uomo solo nel suo kayak
ha perso una gamba, maciullata,
divorata dai narvali.

No, non è lui, il solitario nel suo kayak,
ad aver perso la lingua.
Sì, è un uomo con una gamba sola.
Sì, nel vento che lo sovrasta
galleggia la sua testa, faro nell’imprevedibile,
tiepida nella tormenta di neve.

Egli vede la sua testa fluttuare lassù,
tendere gonfia ancora più…

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Lei è una piccola isola

I suoi occhi sono opere di assoluta bellezza.
Sono  intrisi del colore del mare,
Un soave liquido riflesso di lino blu

Luminosa, va scivolando tra onde lungo un cuneo di pozze di marea; calda, curvando le mani accanto a una spiaggia tempestata di

Pietre, conchiglie,
orme di uccelli marini,
da che Tide sì ritratta
in trance vorticosa;
incessantemente mutevole  sotterranea scorre.

Un secchiello , mezzo  pieno –
reminiscenza remota di un bambino che raccolse la sabbia;
Nuvole, teste galleggianti vicino; l’orizzonte
Non così lontano da non potervi custodire un sogno.

Copyright © 25/06/2019 lance sheridan®

 

Lance Sheridan

Her eyes are absolutely beautiful things.
They are filled with the color of the sea,
A gentle pulse of blue linen water

Bright, slipping between waves into a
Corridor of tidal pools; warm, with
Curving hands near a bundled shore of

Stones, shells, footprints of seabirds,
Tide’s departure in a whirling trance;
Forever and forever shifting, flowing in

A mason jar, only quite not everything- the
Brief scent of a child’s memory gathering sand;
Overhead clouds floating by; the horizon
Not too far off to accommodate a dream.

Copyright © 06/25/2019 lance sheridan®

She is a small island

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Giornata di vigilia

almerighi

Giornata di vigilia,
obblighi di pane e mattina
sorridendo, suoni d’argento.
Manchino pure le rondini,
sono distanti anch’esse,
ma ci sei tu.

Amore non è plenilunio rosa,
tranne giornate come questa,
in eccesso d’iperboli
a definire bellezza, oltre l’oggi
altro futuro.

Quando mi racconti la tua vita,
io la mia,
libellula sudata,
vibrano le ali
sul mio cuore.

Ci si incontra e scontra
sui condizionali,
nei caffè con poco zucchero.
Ti voglio con semplicità,
sono seduto, scrivo.
Penso a te.

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Ascolta & Leggi: Brad Mehldau e Anna Leone

Grazie, Flavio 😍

almerighi

A me è rimasto un cantare,
una manciata di speranza alla vista
della verità, che conosce soltanto me e
non può essere la verità di nessun altro.
(Mariella Mehr)

Chiariamo subito, Anna Leone ha una scrittura capace, fluida, emotiva, ma non è poeta nel senso più conclamato e formale del termine. Infatti non se la tira semplicemente perché scrive poesie, e per fortuna. Il mondo non ha bisogno di poeti in alamari, ha bisogno di buoni versi e buone letture, tutte caratteristiche precise e preziose nella scrittura di questa Donna “prestata” alla Poesia. D’altra parte Anna Leone, autrice totalmente inedita su libro, vive una vita come tante, con la sua famiglia, il suo lavoro, a volte ha bisogno di poesia e scrittura. Certamente Anna non è una letterata, malgrado la sua formazione culturale e il suo bagaglio di letture dicano esattamente il contrario. Il riserbo che la trattiene non le…

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Quel poco amore che si mostrava

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Avevi una mano sotto la guancia, l’altra penzoloni.

Una mano sotto la guancia, mamma, e l’altra penzoloni, come dormisse, come se dormisse.

Non ha mai una sola tinta il cielo, nessun disordine si somiglia;
qualcosa di incontaminato resta,
fosse solo un mazzo di chiavi attaccato alla porta.

Quanto è durato l’ultimo tuo sonno chi può dirlo?

Non c’è mai una sola versione dei fatti,
ma c’è un respiro ultimo.

Una mano sotto la guancia, mamma, e l’altra penzoloni, come dormisse, come se dormisse.

Non c’è mai una sola consolazione e la più magra è toccata a te.

Filtrava una luce dalla piccola finestra, ma non bastava a scaldare, neppure, quel poco amore che si mostrava.

Ma questo, a mamma, non l’ho detto.

 

Radici (A Michele)

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Io e Michele (1962)

 

Tutte le parole che hai imparato,
ora, non le riconosci,
se ti parlo e non rispondi,
se ti chiamo in sogno e non vieni

Muove silenzio lo sperpero, ma, ancora, l’orecchio
non è allenato agli immani alfabeti dei morti.

Vienimi, se puoi,
dimmelo, come sai,
che hai spalancato radici all’unico Cielo possibile,
ma una, per attestata osmosi,
ti travasa ancora.

Come quando, a fianco,
una inconsapevole
consapevolezza.

Anna

 

Altre voci. Bianca Madeccia

Quindi per prima cosa
ci dimenticheremo della faccia
Poi ci spoglieremo
di voce, passo, ombra
sguardo, carne, numero di scarpe
Di noi resterà solo un nome
lettere che già vanno separate
Anonimi scultori di finzioni
oblio e silenzio ci cancelleranno
presto dalle mappe

Monologo a due voci (due donne allo specchio) IN UNA FINE.

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-Penso a quante cose
restino ferme in una fine;
attendono, nella stretta
di un collare di giorni,
una voce, per un lasco d’altra possibilità.

Ma non ha replica una fine;
muta insiste
su ciò che non unisce.

Penso a quanto somigli
alla lenta svestizione di rami
la fine che sfronda, nel tempo, parole,
fino al perentorio che zittisce.

Eppure restare nel vertice del primo pronunciamento in un vuoto sfitto.

Senti quel silenzio di foglie, nella caduta,
come divora terreno alla significanza.

Oh, quanto vorrei farmi capace
di significare solo gli inizi –

-Ricordo come cominciò,
fu lungo sottintesi
e ammiccamenti,
a spiarci le intenzioni,
poi, man, mano,
raccordi chiari,
resine trasparenti,
sobri grafemi
su steli di accese gemmazioni.

Quando fu
che la parola divenne verbo,
non so dirlo;
fu senza peso e senza misura,
fu senza tempo,
solo nell’esiguo spazio
che ci fece interi.

Se non concede replica
la fine,
l`inizio non ha eguali.

Senti quel silenzio di foglie, nella caduta,
come restituisce senso
al mutamento.

Oh, come vorrei farmi capace
di mutare senza scarto,senza ipotesi, senza dolore –

-Io non so se il suo è un modo altro per dire la rassegnazione,ma so che il mio è per dire l’ineluttabile,le lunghe amnesie di gioia che non esigono più tempo – 

-Io non so se il suo
è un modo altro per dire la pretesa,
ma so che il mio è per dire l’inesorabile,
lo sporgermi su altro tempo che m’innamori –

-Io non so cosa sia l’amore,
se bocche dentro lo stesso respiro –

-Io non so cosa sia l’amore,
se occhi dentro lo stesso sguardo –

E il non saperlo
ci fa cosi simili,
così simili.

(Anna).