Il poeta o l`uomo?

Il poeta mistificò per troppa immaginazione, corruppe soli affinché scaldassero ovunque, comunque.

Di un mare di specchi  fece specchi di mare.

Rubò stelle da un cielo spento, intraprese viaggi stando fermo, ribattezzò, rinominò l`attorno, confessò e sconfessò contestualmente.

La poesia è prudenza per poter dire, all`accorrenza:  hai travisato.

L’uomo, poi, estinse gli occhi nel buco che lo rintana, fino al prossimo avvistamento, fino all’ennesima poesia.

Chi mi stordì, se il poeta o l’uomo, neppure so dirlo.

 

Anna.

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Hai mai preso il vento con le mani?

EROSPEA

….

Canti?

Hai mai preso il vento con le mani? Come

prendere il vento con le mani; tra

le dita, hai preso il vento tra le

mani, gli occhi, hai chiuso gli occhi tra

le mani, ti son caduti gli occhi

fatti vetro tra le mani, mani

bagnate, troppo vento tra le mani,

condensato come vedi per le

onde di maree mescolate a gelo

e denti, neve son rimasti i denti

stretti a corde tra le mani, denti

stretti per strapparci stracci a righe

per soffiarci: i nasi sordi, all’odore

dei malanni; ché ci siamo abituati

(non ci si abitua. ci si abita, convive)

a tutti i fori tra le mani, poveri

cristi laici, tu sei cattolico? incallito

mi chiedi; che cosa conta in questa pace di

fumi a zolfo e l’incenso ai morti, negato

ai morti già cenere prima che morti. Hai

mai sentito il vento tra le mani

pelle e ossa come penetra…

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Mi deriva una lezione.

Mi deriva una lezione: se vuoi che qualcuno si rispecchi, ti inciti ancora a cavalcare l`onda emotiva, in tanta padronanza di linguaggi, metti almeno un turpiloquio , di quelli che puro dissoni e lasci, per un attimo, interdetti.

E mettiamocelo un cazzo, fra le coscie di questa vecchia baldracca!

Se non altro imparo in fretta ciò che non mi discosta neppure di millimetro da ciò che sono e posso.

Anny, ad esserlo, non l’ho imparato mai, che poi credevo si scrivesse Annie, ma poco importa.

 

 

Anna

Ricalcolo delle offese

Parrebbe il calcolo delle offese un`approssimazione in difetto, per troppa pena nel volerle sistemare in scansie dove il buio conceda dimenticanza.

Non darti pena, nel ricalcolo ne lascio  solo una, l’offesa più grande che a una donna si possa fare.

Io, prima di te,  lessi del cavallo di Troia, ma non immaginavo, certo, che si volesse rifilarlo proprio a me che, solo, cavalco  giorni e neppure tanto bene.

 

Anna

Insegnami.

Ma già sapevo, da mio padre, che un figlio, anche a sedici anni, possa essere disconosciuto.

Dunque, perché mi meraviglio?

Insegnami come si fa a non restare inchiodata al senso di figlia, così che io impari a schiodarmi dal senso d’appartenenza  quando non è più il caso.

Insegnami.

 

Anna

 

Benjamin Fondane – È a voi che parlo

Letture/Lecturas

Benjamin Fondane
(Jasi, Moldavia, 1898 – Birkenau, Polonia, 1944)

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)

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Tu, l’oltre misura

Se non altro mi hai dato un metro su cui estremi merda e miele, così, con nonchalance.

Tu sei l`oltre misura che innalza o offende.

Sarà che io mi son cresciuta in seno delle cautele e preferisco restare nella giusta misura, ché mi fa a portata di braccia, sempre.

 

Anna

Dove va a finire il cielo?

Oggi mi canto questa fine, perché ci sono note che devo ancora toccare, note altissime da poter toccare il cielo più nero.

Oggi mi pongo tutte le domande che non mi sono mai posta, perché vale la pena interrogarsi fino al vero.

Ma dove va a finire il cielo, quando si ingoia tutto il blu?

 

Anna.

 

Imparo da mia madre

Io imparo da mia madre; lei fece il viaggio stringendo a sé un  figlio agonizzante; voleva riportarlo a casa, deporlo nella piccola bara bianca, così piccola da non sembrare vera.

Io imparo da mia madre che la morte ha bisogno dei suoi riti, perché, poi,nelle narici, rimarrà, per sempre, il profumo di tutti i fiori che l’avranno accompagnata.

 

Anna.

 

 

Ci vuole cuore

Quando l`amore finisce è come un figlio che ti muore dentro.

Io so come si piange un figlio.

Tu che porti fiori sulla tomba di un bambino mai nato, serbane almeno uno per questo amore che ha fatto in tempo a nascere, ma non ha mai fatto casa.

Ci vuole cuore non solo cervello.

Anna.