La sedia Anna

 

Ho appoggiato la testa allo schienale
di una sedia, e t’ho pensata,
immagine dell’Assenza. Sai che gioia,
abbracciato seduto sulla sedia
ti chiamavo per nome, e non sapevo
ch’era il nome della sedia che chiamavo.
Eri come una cosa fatta in legno,
con quattro gambe dritte e uno schienale,
eri la luce che riverberava
dalla finestra, erano le stelle,
era la luna o Dio solo sa che cosa
sopra la sedia, e anche tu eri bianca
come la luce, e pallida sedevi
e ti cercavo dove tu iniziavi,
ma ti trovavo dove tu finivi.
Eri di carne, ed ora sei di legno.

Questa sera ci sta con me una sedia,
ma è come fosse Anna. Sì, è una sedia,
ma è come se parlasse e mi dicesse
che anche una sedia può chiamarsi Anna,
Anna, posta in mezzo alla mia camera,
s’una morbida parquet, ed io, seduto
sopra di lei, abbracciato, e a dirle: Oh Anna…

Sì, c’è una sedia in ogni desiderio.
C’è un desiderio in cerca di una sedia.

Assonanze Poetiche

LA SEDIA ANNA

Ho appoggiato la testa allo schienale
di una sedia, e t’ho pensata,
immagine dell’Assenza. Sai che gioia,
abbracciato seduto sulla sedia
ti chiamavo per nome, e non sapevo
ch’era il nome della sedia che chiamavo.
Eri come una cosa fatta in legno,
con quattro gambe dritte e uno schienale,
eri la luce che riverberava
dalla finestra, erano le stelle,
era la luna o Dio solo sa che cosa
sopra la sedia, e anche tu eri bianca
come la luce, e pallida sedevi
e ti cercavo dove tu iniziavi,
ma ti trovavo dove tu finivi.
Eri di carne, ed ora sei di legno.

Questa sera ci sta con me una sedia,
ma è come fosse Anna. Sì, è una sedia,
ma è come se parlasse e mi dicesse
che anche una sedia può chiamarsi Anna,
Anna, posta in mezzo alla mia camera,
s’una morbida parquet, ed io, seduto

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QUESTO MIO CORPO TUO

massimobotturi

Questo mio corpo di semola e germogli
di luce assidua e figliata, mela verde.
Questo mio corpo anello di bestia, catenaccio
così che puoi trovarlo, perduto il senso a cose
la strada per la resurrezione.
Corpo antico
di creta fatto su a brave mani, generoso
coi tuoi capitolati dell’arte;
corpo asceta, distratto nel ferirsi alle rose
vecchio il giusto
per quella esuberanza d’atletica sfiorita.
La netta interpunzione tra il correre ragazzo
e la maturità di una prugna in cima al ramo.
Questo mio corpo tuo che m’allegri
che seduci, che mi carezzi come morissi.
Come il tempo, il tempo che è per sempre
riempito con il dire, il fare e il contemplare
ciò che respira o è inerte
materia dalla quale veniamo
e torneremo.

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