I poeti.

 

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Nel muto carnevale notturno
si cambiano le vesti, si dipingono visi;
qualcosa di vero lasciano,
forse una lacrima
o l’inimitabile solitudine.

Il buio si illumina di ariose stelle,
splendori fragili e lontani.

Sulla via dell’alba una brezza
sparge parole.

Hanno occhi appiccicosi di sogni,
al mattino, sono stanchi di poesia i poeti.

Soli se ne vanno, col passo incerto,
crescendo di cruda verità,
man, mano.

Anna.

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Deleted. (Irene Rapelli)

Cos’è la poesia – forse, forse
l’elicottero in caduta libera
nel sangue

o una metropoli cosmopolita
di zanzare in giro com’astronaute
sull’epidermide

lunare mascherata di giullari
variopinti – i poeti
muoiono

la notte su bianchezza d’amante.
Succhiano gli eterni vampiri
il po’ poco di cielo

diluito, a bassa quota – l’olimpo
di potenza crollato, eoni fa
sostituito

da divinità plurali, poi dal plurale,
poi dal digitale
a mo’ di puntura su gluteo

senza spazi e senza punteggiature
di morte, luce, infinità
di senso – perduto

lo scrittoio dei servi amanuensi
ora notazioni sull’ipad
di produzione nuova

dietro la zanzariera delle sillabe
illuminano l’abisso – dall’ombra
lira e canto.

 

 

 

://ilcielostellatodentrodime.blog/deleted/

Di Massimiliano Moresco.

Si dice sia bello
camminare con un soffio
sul soffitto delle nuvole
per adagiarsi in un volto di primavera.
Come stai? Bene
magari lavami via
la voglia di comunicarti
il mio dissesto interiore
che ho parole sdrucite
inchiodate alle vene.
Ah già sai?
Ma come sei delizioso/a
quando, anziché abbracciare
la nudità di un silenzio,
mi cammini sulle ciglia
di uno sguardo senza temporali
come una falena sulla caviglia.
Ed è un fastidio
Il susseguirsi di piccoli passi
che si amplificano dentro
adeguando l’inutile ai “dissi”
mi ricorda lo spavento
di abbracciare con tutto
me stesso il vento.

Buon anno 2019

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Ponte Morandi  Immagine dal web

Primadopo partono dal centro; lancetta spacca virando in minina frazione intorno al perno.

Tratta, cosa viva, dal vecchio al nuovo, apro mani senza primizie su indigenze antiche.

Anche quest’anno ha saputo cominciare, oltre il quattordici di agosto, col dolo dell’augurio necessario.

Buon anno! Buon anno! E un boato consentaneo che ancora dispera.

Anna.