Anche gennaio è estate

almerighi

Quel frutto piccolo piccolo
Molto più di quanto sembri
E’ amore dentro ogni pensiero
Non curiosità e tenerla nascosta
Sotto l’uniforme grigia

E’ saperli di spalle i capelli
Con tutto il fruscio.
Fidare un po’ di speranza
Non dimenticarla dentro.
Anche gennaio è estate

Profumato di fiori e sorgenti
Ogni giorno l’ultimo
Ovunque sia, troverà rifugio
Amore di passi, voci affilate
Risate d’argento

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Ci sono pensieri. Mariella Nava..

 

Ci sono pensieri sottili che fanno trema

resistono ai moti del tempo ai nodi di mare

Ci sono principi inviolabili che fanno paura

diventano grandi sprigionano forze della natura

Io lo so dove sei

io lo so dove sei

basterebbe allungare una mano

toccarti come vorrei

io lo so dove sei

io lo so dove sei

e potrei attraversare quel buio

forarlo con questi occhi miei

E ho imparato che le grandi distanze

si misurano in luce

mentre il viaggio che fai più lontano a te stesso conduce

Che se vuoi sollevarti dal resto non serve volare

È calore che scambi e non freddo quel brivido in te

Io lo so dove sei

Io lo so dove sei

Basterebbe portarti per mano

Trovarti come vorrei

Io lo so che ci sei

Io lo so che ci sei

E se mi sporgessi di poco

Certo ti sentirei

Ti raggiungerei

Ti incontrerei

E ancora ancora farei

Raro ed insostituibile il minuto che riempio

Costruito con le sole regole che l’amore dà

Di quel che sappiamo rimane il più fervido esempio

Come il sale sul fondo asciugato della verità

Io lo so dove sei

Io lo so dove sei

E potrei attraversare quel buio

Dissolverlo con gli occhi miei

Ci sono pensieri sommersi

Che sanno aspettare

Resistono ai moti del tempo

Ai nodi di mare

Arrivano qui così chiari da farci confusi

Basterebbe seguirli per non risvegliarci delusi

Io lo so dove sei

Io lo so dove sei

Canzone delle domande consuete.

 

 

Rinuncia.

Ora lo specchio chiede verità:
sono mia madre che si respira sola, sempre più il mio volto somiglia al suo.

Ma quando nessuna verità mi scuoterà allora si frantumi lo specchio!

Forse un dio misericordioso
verrà a ricompormi in ciò che non sono stata

E quando questo mio andare a tentoni peserà sugli snodi delle ossa.

Quando ogni poro sarà pieno di un vuoto silenzio, per  troppe parole dispensate.

Si raggrumi il sangue nelle vene.

Rinuncia, si, a questo avanzo di vita
a questo dolore che mi abita, a questo mondo senza amore.

Anna

Il poeta o l`uomo?

Il poeta mistificò per troppa immaginazione, corruppe soli affinché scaldassero ovunque, comunque.

Di un mare di specchi  fece specchi di mare.

Rubò stelle da un cielo spento, intraprese viaggi stando fermo, ribattezzò, rinominò l`attorno, confessò e sconfessò contestualmente.

La poesia è prudenza per poter dire, all`accorrenza:  hai travisato.

L’uomo, poi, estinse gli occhi nel buco che lo rintana, fino al prossimo avvistamento, fino all’ennesima poesia.

Chi mi stordì, se il poeta o l’uomo, neppure so dirlo.

 

Anna.

Hai mai preso il vento con le mani?

EROSPEA

….

Canti?

Hai mai preso il vento con le mani? Come

prendere il vento con le mani; tra

le dita, hai preso il vento tra le

mani, gli occhi, hai chiuso gli occhi tra

le mani, ti son caduti gli occhi

fatti vetro tra le mani, mani

bagnate, troppo vento tra le mani,

condensato come vedi per le

onde di maree mescolate a gelo

e denti, neve son rimasti i denti

stretti a corde tra le mani, denti

stretti per strapparci stracci a righe

per soffiarci: i nasi sordi, all’odore

dei malanni; ché ci siamo abituati

(non ci si abitua. ci si abita, convive)

a tutti i fori tra le mani, poveri

cristi laici, tu sei cattolico? incallito

mi chiedi; che cosa conta in questa pace di

fumi a zolfo e l’incenso ai morti, negato

ai morti già cenere prima che morti. Hai

mai sentito il vento tra le mani

pelle e ossa come penetra…

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Mi deriva una lezione.

Mi deriva una lezione: se vuoi che qualcuno si rispecchi, ti inciti ancora a cavalcare l`onda emotiva, in tanta padronanza di linguaggi, metti almeno un turpiloquio , di quelli che puro dissoni e lasci, per un attimo, interdetti.

E mettiamocelo un cazzo, fra le coscie di questa vecchia baldracca!

Se non altro imparo in fretta ciò che non mi discosta neppure di millimetro da ciò che sono e posso.

Anny, ad esserlo, non l’ho imparato mai, che poi credevo si scrivesse Annie, ma poco importa.

 

 

Anna

Ricalcolo delle offese

Parrebbe il calcolo delle offese un`approssimazione in difetto, per troppa pena nel volerle sistemare in scansie dove il buio conceda dimenticanza.

Non darti pena, nel ricalcolo ne lascio  solo una, l’offesa più grande che a una donna si possa fare.

Io, prima di te,  lessi del cavallo di Troia, ma non immaginavo, certo, che si volesse rifilarlo proprio a me che, solo, cavalco  giorni e neppure tanto bene.

 

Anna

Insegnami.

Ma già sapevo, da mio padre, che un figlio, anche a sedici anni, possa essere disconosciuto.

Dunque, perché mi meraviglio?

Insegnami come si fa a non restare inchiodata al senso di figlia, così che io impari a schiodarmi dal senso d’appartenenza  quando non è più il caso.

Insegnami.

 

Anna

 

Benjamin Fondane – È a voi che parlo

Letture/Lecturas

Benjamin Fondane
(Jasi, Moldavia, 1898 – Birkenau, Polonia, 1944)

È a voi che parlo
(B. Fondane, Le mal des fantômes, cit., Préface en prose, pp. 151-153)
voce recitante: Luigi Maria Corsanico

Horowitz plays Wagner-Liszt Isolde’s Liebestod.
Menashe Kadishman, Fallen Leaves, in mostra al museo del giudaismo di Berlino.
Gustav Klimt – La morte e la vita (1908, Vienna, collezione privata)

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