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Nuda così

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E’ mostrar la grazia
che non esibisce ;in similitudine di voli leggeri di ampiezza e profondità.

Per te sarò nuda così,
come il trasparire dell’aria.

Ad entrarti negli occhi,
piano, senza fretta,
maggiormente nel cuore.

Anna

Dinamiche

 

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Ora è scesa una cortina di ferro
né vera pace, né vera guerra.

Si sta appostati; ché in men che non si dica, potrebbe accadere.

Occorre ai pochi avere la lama
dalla parte del manico e voce camuffata a rintanare in gola  intenzioni,
nei polmoni un latrato –
piuttosto un ringhio- a denti stretti,
di  malcelato rancore.

Occorre ai detentori tenere l’indice
sul rigo ; imperativo che segna il confine,

Qui si sta “come d’autunno sugli alberi le foglie”,
a ricondurci nei paraggi di piccole guerre,
a dirci il monito, il verso.

E intanto gocciolano
rugiadose, odorose sillabe, ad ogni batter di ciglia
su zigomi di sbieco a voltarsi di lato.

Anna

Anatomia del dolore .Ci sono libri che si scrivono sulla carne stessa. Sono cicatrici che ci parlano e sanguinano quando il tempo si arrende alla sconfitta un pugno di segni che a stento comprendiamo e che sono stati il bacio intatto della vita. Ada Salas

 

 

 

Somiere senz’aria
il torace
e un dispetto di dispnee.

Tom tom,
ride penetrante,
crash di battiti.

Annegano nella gola
atomi di speranza così grandi.

Sale un sospiro lento
in sella alla schiena.

Deragliano mani
al centro di un dolore.

Si chiudono dita
su quel poco di futuro.

Bruciano sotto pelle
fredde dimenticanze.

Anna

Con gli occhi ai tramonti .

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Forse perché i tramonti richiamano solitudini,
rimandano a incertezze,
per quel lento dipanarsi di rossi accesi
in strisce tremule,
cangianti fino al buio.

E se non mi stupisco più di nulla
è perché ogni centro
lo so smarrire il suo tripudio.

Guarda come tutto muti, come nulla si fermi più di tanto;
mi interpella un transito come di vento
che scarnifica rami,
d`acqua che confonde impronte.

Solo i nomi resistono,
somiglianti al respiro di un’ombra,
per lo scarto di forme
a non saperle ricomporre per l’ubiquità di corpi a non dire dove,
quale senso di lutto ; diaspora che sconfina
dove non arrivano gli occhi.

Anna

Frangenti di vita.

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Da qui a lì , a vista d’occhio,
fino al ripostiglio delle scorte
dove sono stipati anche  sensi di colpa di un’umanità che demanda e rinonima.

Demanda accoglienza,rinomina casa ciò che casa non è.

E’ scritto fuori e tutto l’involuto dentro, ogni senso accortocciato
da scartare all’occorrenza:
paradigmi e funzioni per surrogare affetti.

Da qui a lì,stanza per stanza,
verso quel poco di vita
che ancora si mostra:un piccolo pettine per sciogliere  nodi di dimenticanza,
una bottiglietta per placare altra sete.

Da qui a lì,stanza per stanza, vita per vita,
voci petulano a chiunque passi
col nome di quel figlio
mai andato via e non ha da tornare
se figlio è chiunque passi.

E quella misurata attenzione,una mutuata comprensione; chè sembra sempre bastare, quel poco,per rimediare in fretta e svoltare  corridoi

Ada dondola sull’amaca di ferro 
e culla la sua bambola di stoffa
sotto un cielo bianco
e un sole al neon.

Un intentato rivolo, la parola,
pur negli immani alfabeti e
in silenzio scivolare verso altra incombenza.

Deve esserci un modo per non fare l’abitudine a questo dolore che si infrange ovunque,contro porte e muri, lungo corsie vuote.

Per una misericordia vera dove blu non urta il bianco ed ogni cielo è perso nel microclima di una stanza che non è aria,  non è respiro, ma  frangente di vita,quel poco che resta,e ancora domanda.

Anna.