Contorsioni. «Una volta ti dissi: non arrabbiarti, amore, s’io sono diversa. Forse sono una colonna di fumo, ma la legna che sotto di me arde è la legna dorata dei boschi, e tu non hai voluto ascoltarmi. Guardavi la mia pelle candida con l’incredulità di un sacerdote, e volevi affondarvi il coltello e così la tua vittima è morta sotto il peso della tua stoltezza, o malaccorto amore. Prendevo in giro l’ebrietà della forma e sapevo che ero di lutto, eppure il lutto mi doleva dentro con la dolcezza di uno sparviero. Quante volte fui scoperta e mangiata, quante volte servii di pasto agli empi; e anche tu adesso sei empio, o mio corollario di amore. Dov’è la tua religione per la mia povera croce? Alda Merini»

sovrasenso bisbigliato

«opera di Ferdinando Lignano (Contorsioni metaforiche)»

Ha il cuore al vento
e contorsioni di voli persi
nelle viscere.

Un verbo smisurato sulle labbra
e sguardo d’erranza
su orizzonti sfocati di speranza.

Rinasce, ogni volta, Scilla
e s’incammina
verso toraciche destinazioni.

Nasconde le teste di cane
fra le gambe serpentine
delle sue ragioni.

Potrà mai una voce
che è più un guaito
stupire più di tanto?

Strapparla alla ferocia
di denti guasti
e un palato molle
assuefatto alla fame di vita?

Anna.

http://sirincorronolevoci.blogspot.it/p/donna.html

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PLAUSIBILI FUTURI

 

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Ché non è mai abbastanza sciacquare i risvegli
per far scivolare le occhiaie nel lavandino.

Si riparte sempre così,
al mattino ,
con l’inventario di ciò che si è salvato
e nessuna stella in mano.

E subito a tramandarci momentanei
in infinitesimi futuri,
nel viavai fra i muri

Anna

Reading

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A quelli a cui sono caduti
gli occhi
Per rialzarli appena su un leggio,
non rimane che spalancare
parole in tanta finta compostezza
che divora polpa
snocciolando significanza

A quelli che ,siccome piove,
porgono quella parola
che fa vibrar la goccia,
non la goccia che si asciuga sulle mutande
di uno che ha piovuto urina
nell’angolo lercio del degrado urbano.

Come si dice piscio in inglese?

Chè, se tanto mi dà tanto, prima o poi
si farà un bel “piss poetico”.

Occhi appena sul bordo
della pagina
a decantare a labbra socchiuse;
non sia mai che spunti
il canino ingiallito.

Bocche a sorseggiare il mondo
come cocktail di atrocità
non scritte,
a bilanciare aromi e sapori
sul palato molle della poesia.

E dentro, un rutto imploso
di verità.

” I bicchieri eran vuoti,
la bottiglia spaccata,
il letto spalancato
e la porta sbarrata”.

Il luogo della poesia
non è un luogo,
ma un fetore, un profumo
ancora da nominare,
mentre restiamo nudi fra le cose
e ce ne lasciamo abbracciare.

Anna

Se solo si alzasse un vento tale!

sovrasenso bisbigliato

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Eppure sarebbe già abbastanza
bastarsi,
ritrovare la voce più vera
quando le ombre
son lunghe carezze
e mani buone a risalire
su un’altra stanchezza
lungo la fronte.
Bastarsi e rimanere
nel suono di una sillaba sola
e su tutti i quadranti del tempo
fermare le ore,
sciogliere, in un lento respiro,
quel pungolo che impedisce la gola.
Bastarsi e viaggiare
nel cuore su latitudini infinite.
Ma vado, nell`alba livida e tagliente,
con gerundi d’alibi stanchi.
Se solo si  alzasse un vento tale!
Andrei con imperativi di zelo
disertando tutti i luoghi comuni.
Anna.

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Respiri e voci.

sovrasenso bisbigliato

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Quegli scricchiolii che senti di notte
sono del legno che respira,
per l’aria che riempie le fessure.

Ora so che il legno è vivo
per gli spazi vuoti che concede.
Ora so che non sono assoluta,
ma un reticolato fitto dentro cui avvengo.

Se smaglio la rete,
risalendo dal petto fino alla gola,
nel vocio del mondo straripo.

Indifferenziata voce, crotalo senza canto
con gli occhi dislocati e un’erranza ovunque,
senza indizio.

Divenire che mi sforma, mi sottrae o mi espande:
congegno di dissipazione nei tagli.

Ceduo che governa il ricaccio di gemme latenti
sacrificando chioma: impietosa morte,
ebbrezza dello spacco.

Ricongiungere, anello su anello,
il tronco vivo, vorrei,
per sentirlo respirare oltre le fronde.

Chè il crepitio del legno
è la riottosa voce dell’albero sacrificato al taglio,
orfano di radici.

La mia voce inconfondibile il prana del mio intimo giardino,
l’acqua del midollo della mia appartenenza
a diventare canto.

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Dedicata ( non posso non dire di tanta supposta poesia)

FB_IMG_1532470042170Ho l’occhio adunco;
non volermene
se ora so
di tutto l’essudato,
del tuo interstizio purulento.

Sai? Conosco poeti che si
dissanguano senza maleodore .

Cacofonie come lo sciacquio
fra gli inquini asciutti,
prima di dormire,
non sanno dire affatto!

Vuoi mettere eufonie
come l`amore che si fa
cuore a cuore?

C’è come un odore ….
forse son`io , ora ,
che mi dissanguo
in tanto livore.

Anna

 

Invidia.

sovrasenso bisbigliato

invidia

Da  recluse profondità ,
dalla gola segreta sale.

Nell’ordito di scuri ceppi,
arresa alla fiamma,
risuona e consuma.

Rimane l’odore acre di fumo
in cui si cela lo spettro
che fugge.

Siamo il ramo che incenerisce
nel lamento dell’ultimo crepitio,
ma sotto la cenere ancor arde
quel che non diamo a vedere.

Quanto sappiamo farci male
in quel non riconoscerci
e il voler somigliare…

Anna.

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Totem.

sovrasenso bisbigliato

Questo dio vago e trino
e la menzogna dell’utero in affitto
per il seme sacro
e la fola di un padre putativo,
neppure afflitto, ma remissivo.

Questo dio incerto
che mi conteggia i secoli
sul legno;
parentesi infinita
dentro cui scorre la storia

Questo dio eterno
che custodisce nel suo polso
il battere alterno

E noi smarriti tra gli ulivi,
per non esserci impiccati
al ramo più alto.

Noi a sgranare suppliche
lungo rosari,
genuflessi su una terra nera
smossa da croci di rimorsi,
sotto un sole scomparso.

Anna

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Dedalo infinito.

sovrasenso bisbigliato

Costruttori di labirinti,
confinati ,poi,in meandri di non senso.

Chi a voler fuggire con ali artificiali
improvvisando il volo;
icari caduti per troppo sole contro.

Chi, drone lanciato verso il meridianodel nulla.

Il viluppo si snoda in vortici di inganni
che poi è la condanna a vagare,
mal fermi, sugli sguardi,
dentro poliedri di luce al neon
e pareti di esproprio senza codice d’incontro.

Nomadi e provvisori
a cercare ovunque presidi d’ombra,
affinché la morte non ci veda.

Scampati fino all’utimo caino
che per amore di ancestrale vendetta
alzerà la mano, ancora, per l’incanto omicida.

E un dio tradito, per genesi avversa
e mai grata,
lancerà coaguli di umana appartenza
nel dedalo infinito di vuoti siderali.

Tedoforo in eterno
delle sue scomparse sembianze
Lui, unico superstite, non più pensato,
dio solo e sperso.

Anna

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