Pier Paolo Pasolini – La solitudine

Ad alta voce / En voz alta

Pier Paolo Pasolini – La solitudine
da “Trasumanar e organizzar” (1971)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Ennio Morricone
Colonna sonora di “Teorema”

In copertina : Anatole Saderman, ritratto di P.P.Pasolini

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Bisogna essere molto forti

per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe

e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare

raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere

rapinatori o assassini; se tocca camminare

per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera

bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;

specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,

e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;

non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,

oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte

senza doveri o limiti di qualsiasi genere.

Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri

– e anche d’inverno, per le…

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Se mi volto.

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Come essere sempre stata in fuga,
senza mai voltarmi.

Le ruote dei giorni
hanno ingoiato strade
e ad ogni curva
ho creduto di nascere,
ad un tratto,
nuova al paesaggio,
dentro il battito di un cuore nuovo.

Se mi volto, ora che il tempo
è una lunga nostalgia
che batte alle tempie,
tutto il rintracciabile è lì
che attende di essere riconosciuto.

E il darsi a questo ricorso
non è che l’andare a ritroso
senza più fretta,
non è che un cercarsi
negli occhi di un’infanzia
rimasta immobile,
rintracciare nello sguardo bambino
le fattezze adulte di adesso.

Con le mani segnate di giorni e ferite
stringo una mia fotografia
e sul bianco oblitero immagini compiute,
cresciute nella casa
accanto ad una dignitosa povertà.

E ritrovo il volto
che la fiaba conduce lontano
con tanto azzurro negli occhi.

E mi par di sentire il battito
di un cuore gonfio di attesa.

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Scrissi questi versi nella “giornata della memoria” ; anch’io a conformarmi a date e ricorrenze, anch’io a ritornare , poi, alla “venticinquesima ora” con la mente ad altro. E non nego l’imbarazzo che provo ogni volta a rileggerla e a dirmi : quando non saprà bastare il solo ricordare , anche se il dimenticare è assai peggio? A Luigi Maria Corsanico va il mio grazie sincero per aver prestato la sua voce unendola al mio sentire e spero a quello dei più.

Profusioni. (Le parti vorgolettate sono i titoli di alcune poesie lette su un sito nel periodo natalizio ; tutto detto)

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Loro chiamano vetta ogni altura
ed ogni stella nominano cometa;
zigomi alti incontro a furori,
cuore in sobbalzo a reggere ardori,
lingue asciutte innalzate ai germogli.
 
E uno scompiglio di sensi aperti;
falde sotterranee che fan tremare
il labbro della commozione.
 
Ed io non posso non dire,
in questa comunanza di fiati,
l’attracco alle loro lingue,
la profusione di voci
in cui dimentico la mia,
la soffregata mia pena;
solletico sulla ferita.
 
Come ora, che su alfabetiche dinastie
bianco è il Natal
se pur di neve rappresa in rossi rivoli,
perché “A Natale si può”,
tanto che
“Forse è Natale anche in paradiso”,
ma non per quelli che
“Babbo Natale hanno ucciso”
e via dicendo lungo ortografie.

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Sere d’autunno.

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.

Adesso che l’ora accesa largamente sfuma
e l’acqua, dal fondo,
non coglie più terse azzurrità,
così dolce appare quest’ora
nel diradare dell’ultimo raggio di sole
in una filigrana di rosseggianti colori.
Piano la sera,
smorza l’ombra degli steli.
 Ora che un’altra  estate è trascorsa
cresce negli occhi
il desiderio di sere tranquille,
stupite da innumerevoli lumi.
Di un gesto sereno lungo la fronte
che distenda l’ombra dei ricordi.
E di una larga sera di quiete,
nel silenzio dei nidi,
nell’ora che lenta scurisce.
(Anna)

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I poeti.

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Nel muto carnevale notturno

si cambiano le vesti
e si dipingono visi.

Qualcosa di vero lasciano,
forse una lacrima
o l’inimitabile solitudine.

Il buio si illumina
di ariose stelle,
splendori fragili e lontani.

Sulla via dell’alba una brezza
sparge parole.

Hanno occhi appiccicosi di sogni
al mattino
e sono stanchi di poesia
i poeti.

Soli se ne vanno,
col passo incerto
crescendo di cruda verità,
man, mano.

Anna.

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I sogni . {2009)

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A volte distratti si posano
sulla prima nube che passa
e tu con occhi sognanti
la insegui fino al suo dileguarsi.

Inconsistenza d’aria
i sogni

E ritorni a guardare ad occhi bassi
mentre l’anima
si spalma densa ai tuoi piedi.

Accade poi,
che un sospiro la risollevi
e là, dove il cielo si scolora,
nasca un sogno nuovo.

I sogni:
fragili chimere, oniriche visioni
di simboli intrisi.

Spesso li ho visti infrangersi
su serrate mascelle,
perdersi
in una smorfia di dolore

Li ho visti spegnersi
negli occhi di volti senza nome,
su labbra di bimbi senza più sorrisi
dentro destini da altri decisi.

Capita che un sogno si impigli
fra le frange di un aquilone
e rimanga sospeso
là dove il vento canta.

E tu speri
che un sussurro d’aria
te ne dia ragione

I sogni:
aneliti, sussulti d’anima
di chi spera

Sono nelle parole che sono poesia:
frammenti di…

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I ricordi.

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Ritmano le ore
nel lento scorrere del tempo
come nubi sospese
in lembi sbiaditi di vita.
 
Oltraggi del suo eterno fluire,
cadenza di ore vissute,
eco di vite
colme del tempo che fu.
 
I ricordi …
immobili testimoni
sospinti dal soffio di un muto silenzio
che culla e consola.
 
Mesta l’anima si posa
su specchi di cielo d’assenza
in vibrante attesa.
Anna.

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La luna . “Luna tu Quanti sono i canti che risuonano Desideri che attraverso i secoli Han solcato il cielo per raggiungerti Porto per poeti che non scrivono E che il loro senno spesso perdono Tu accogli i sospiri di chi spasima E regali un sogno ad ogni anima.”

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Quando la sera tinge d’inchiostro
le pareti del cielo
e le stelle, coriandoli di luce,
pungolano il suo nero manto
alta, la luna,
regna sovrana indiscussa della notte.

Alto lo sguardo dell’uomo
a consegnarle sogni ed affanni.

Chi più di lei è grembo di dolori
sogni e speranze?

Lei, madre che da lontano illumina
la più scura delle notti, il più buio sentiero.

Lei, muta testimone di amori che nascono,
di furtivi amplessi dentro il suo cono d’ombra,
di tenere carezze bagnate dalla sua scia di luce
a lambire i volti degli amanti
in appassionata fusione.

Quando la sera sfilaccia matasse di filo rosso
e il sole, giallo gomitolo,
rotola nell’altro emisfero,
la notte apparecchia il suo tavolo
con mille cristalli di luce.

E noi, umili commensali,
a tale spettacolo partecipiamo,
ciascuno con i segreti moti del cuore.

Ed è così che, da sempre, i sogni
e le umane speranze

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