Profusioni. (Le parti vorgolettate sono i titoli di alcune poesie lette su un sito nel periodo natalizio ; tutto detto)

sovrasenso bisbigliato

Loro chiamano vetta ogni altura
ed ogni stella nominano cometa;
zigomi alti incontro a furori,
cuore in sobbalzo a reggere ardori,
lingue asciutte innalzate ai germogli.
 
E uno scompiglio di sensi aperti;
falde sotterranee che fan tremare
il labbro della commozione.
 
Ed io non posso non dire,
in questa comunanza di fiati,
l’attracco alle loro lingue,
la profusione di voci
in cui dimentico la mia,
la soffregata mia pena;
solletico sulla ferita.
 
Come ora, che su alfabetiche dinastie
bianco è il Natal
se pur di neve rappresa in rossi rivoli,
perché “A Natale si può”,
tanto che
“Forse è Natale anche in paradiso”,
ma non per quelli che
“Babbo Natale hanno ucciso”
e via dicendo lungo ortografie.

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Sere d’autunno.

sovrasenso bisbigliato

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Adesso che l’ora accesa largamente sfuma
e l’acqua, dal fondo,
non coglie più terse azzurrità,
così dolce appare quest’ora
nel diradare dell’ultimo raggio di sole
in una filigrana di rosseggianti colori.
Piano la sera,
smorza l’ombra degli steli.
 Ora che un’altra  estate è trascorsa
cresce negli occhi
il desiderio di sere tranquille,
stupite da innumerevoli lumi.
Di un gesto sereno lungo la fronte
che distenda l’ombra dei ricordi.
E di una larga sera di quiete,
nel silenzio dei nidi,
nell’ora che lenta scurisce.
(Anna)

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I poeti.

sovrasenso bisbigliato

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Nel muto carnevale notturno

si cambiano le vesti
e si dipingono visi.

Qualcosa di vero lasciano,
forse una lacrima
o l’inimitabile solitudine.

Il buio si illumina
di ariose stelle,
splendori fragili e lontani.

Sulla via dell’alba una brezza
sparge parole.

Hanno occhi appiccicosi di sogni
al mattino
e sono stanchi di poesia
i poeti.

Soli se ne vanno,
col passo incerto
crescendo di cruda verità,
man, mano.

Anna.

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I sogni . {2009)

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A volte distratti si posano
sulla prima nube che passa
e tu con occhi sognanti
la insegui fino al suo dileguarsi.

Inconsistenza d’aria
i sogni

E ritorni a guardare ad occhi bassi
mentre l’anima
si spalma densa ai tuoi piedi.

Accade poi,
che un sospiro la risollevi
e là, dove il cielo si scolora,
nasca un sogno nuovo.

I sogni:
fragili chimere, oniriche visioni
di simboli intrisi.

Spesso li ho visti infrangersi
su serrate mascelle,
perdersi
in una smorfia di dolore

Li ho visti spegnersi
negli occhi di volti senza nome,
su labbra di bimbi senza più sorrisi
dentro destini da altri decisi.

Capita che un sogno si impigli
fra le frange di un aquilone
e rimanga sospeso
là dove il vento canta.

E tu speri
che un sussurro d’aria
te ne dia ragione

I sogni:
aneliti, sussulti d’anima
di chi spera

Sono nelle parole che sono poesia:
frammenti di…

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I ricordi.

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Ritmano le ore
nel lento scorrere del tempo
come nubi sospese
in lembi sbiaditi di vita.
 
Oltraggi del suo eterno fluire,
cadenza di ore vissute,
eco di vite
colme del tempo che fu.
 
I ricordi …
immobili testimoni
sospinti dal soffio di un muto silenzio
che culla e consola.
 
Mesta l’anima si posa
su specchi di cielo d’assenza
in vibrante attesa.
Anna.

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La luna . “Luna tu Quanti sono i canti che risuonano Desideri che attraverso i secoli Han solcato il cielo per raggiungerti Porto per poeti che non scrivono E che il loro senno spesso perdono Tu accogli i sospiri di chi spasima E regali un sogno ad ogni anima.”

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Quando la sera tinge d’inchiostro
le pareti del cielo
e le stelle, coriandoli di luce,
pungolano il suo nero manto
alta, la luna,
regna sovrana indiscussa della notte.

Alto lo sguardo dell’uomo
a consegnarle sogni ed affanni.

Chi più di lei è grembo di dolori
sogni e speranze?

Lei, madre che da lontano illumina
la più scura delle notti, il più buio sentiero.

Lei, muta testimone di amori che nascono,
di furtivi amplessi dentro il suo cono d’ombra,
di tenere carezze bagnate dalla sua scia di luce
a lambire i volti degli amanti
in appassionata fusione.

Quando la sera sfilaccia matasse di filo rosso
e il sole, giallo gomitolo,
rotola nell’altro emisfero,
la notte apparecchia il suo tavolo
con mille cristalli di luce.

E noi, umili commensali,
a tale spettacolo partecipiamo,
ciascuno con i segreti moti del cuore.

Ed è così che, da sempre, i sogni
e le umane speranze

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la riva scomparsa

almerighi

resuscitati suppergiù all’alba
da un talento di chiarore,
tanto che se non venisse
sarebbero uguali
arrampicata, battute di spirito,
il palmo di mano irto e pronto
a infilzare un segreto

avere freddo, avere caldo
vedere e dimenticare con lentezza:
i più anziani dall’alto
di costrette dolcezze
lo sanno e si alzano,
senza esitare
si gettano in acqua

con minor vigore di un tempo,
ma pronti al mito,
nuotando per trovare
la riva scomparsa

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Per il tempo necessario.

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Si dovrebbe saper restare per il tempo necessario;
fino a quando l’abitudine non sa più bastare.

Trovare il coraggio di scelte che sappiano deviare
anche solo un discorso quando non vale,
se non come un rimbombo,
un rimbombo di tamburi lontani, lontani…

Senza più disputa
e una spaventosa freddezza.

Trovare la forza di affacciarsi sul bordo della strada
e dietro i mille travestimenti scorgere il volto vero
della propria solitudine.

Farsi largo, poi, fino a che non rimanga
il luminoso spazio sulla strada
e l’aria piena di promesse.

Occorre svoltare l’angolo della dimenticanza
per recuperare la memoria di sè
in un’alba scalza con le vesti scarmigliate,
ma il passo fermo…

Fino al prossimo inciampo.

Chè l’inciampo è fermarsi,
mai oltre l’abitudine del restare
e mai solo per curarsi le ferite
di lingue sbucciate.

Se non sanno più modulare
quel suono che valga all’idem perso
nel così sia del disicanto .

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Amori uncinati. Si dovrebbe saper restare per il tempo necessario; fino a quando l’abitudine non sa più bastare. Trovare il coraggio di scelte che sappiano deviare anche solo un discorso quando non vale, se non come un rimbombo, un rimbombo di tamburi lontani, lontani… Senza più disputa e una spaventosa freddezza. Trovare la forza di affacciarsi sul bordo della strada e dietro i mille travestimenti scorgere il volto vero della propria solitudine. Farsi largo, poi, fino a che non rimanga il luminoso spazio sulla strada e l’aria piena di promesse. Occorre svoltare l’angolo della dimenticanza per recuperare la memoria di sè in un’alba scalza con le vesti scarmigliate, ma il passo fermo… Fino al prossimo inciampo. Chè l’inciampo è fermarsi, mai oltre l’abitudine del restare e mai solo per curarsi le ferite di lingue sbucciate. Se non sanno più modulare quel suono che valga all’idem perso nel così sia del disicanto.

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Risultati immagini per Indifferenza

Olio su tela di Apolito (l’indifferenza)

Per le sante aureolate
che mostrano le stigmate,
come ferite aperte
alle rinunce nel disamore
e spargono desolate preghiere
sugli altari di promesse,
sacrificando tempo e ragioni.

Per le donne che si ostinano
a bagnare infecondi semi
nel grembo muto del non amore.

E per ogni uomo
che si trascina nel sonno
ombre di desideri.

Siete il rimpasto
senza lievito,
che non riserva l’odore del pane.

E non avete più mani buone
per una carezza,
né occhi per uno sguardo di dolcezza,
nè parole in cui perdonarsi.

Neppure l’ultimo inchino
su una scena bugiarda.

Restate, comunque restate
a contarvi chiodi e ferite,
a dissetarvi le seti
con l’amaro fiele!

A queste mie mani attorte
alla sua vita
manca il gesto di una supplica,
a questi miei occhi nudi
sopravvive lo sguardo
in uno sfavillio di luce vera,
che se per altri è poco,
per…

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