Consunzione

psicoterapia-noviembre3

Fra  l’intrico di rami
immagina cosa il vento
sussurri alle foglie,
con quale lingua
dica dell’oltraggio che sfibra le lamine
fino all’abscissione,
lungo un suono che resta  inascoltato.
Giorno dopo giorno ;
un verbo d’erosione.

Così il tempo
a dirci di una lenta consunzione
fino alla dissoluzione
lungo un’albedo minima e incurante .
Notte dopo notte;
una pronuncia di inesorabile declino.

E una fitta sottile al fianco preme,
un filo di fiato sospeso;
così serrati
nel torpore di voci lontane
con tutti i nomi rimasti in gola.
Così soli, noi,
a dare la schiena alla paura,
a cullarci su amache
di stomaci in subbuglio
per verità taciute.

A smarrire gli occhi
nel flusso di ombre
alla deriva,
dove giocano visioni,
mentre docile l’alba temporeggia.

Anna.

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Domino

 

 

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Sopravvivere richiede scelta e scarto .

Ho opposto il bianco ai numeri dell’efficienza,chiedevo tempo,man, mano risanando.

Tessere mentali a misurare il salto
oltre il precipizio.

Giorno dopo giorno la con(tesa)  irretisce,assoggetta vita,caudale l’impeto,propulsiva l’ultima spinta di ferito orgoglio in petto.

Redento karma
nell’interdipendenza irrisolta:
-Cadrò,si cadrò,
ma cadranno anche loro 

Fierezza di chi, pur cadendo,
sanziona ogni indebita sottrazione,
una su tutte la speranza e un dio distratto a lasciarci fare.

Uno sull’altro, poi,
col fiato malato sui colli,
a sbavare  risentimento,incapaci di rialzarci,se non scivolare a lato dando la schiena all’enorme sfacelo.

I piedi nel nulla,il volto alla luce
e un’albedo minima
negli occhi assetati.

Anna

A un passo da qui

almerighi

Metti la sciarpa cuore, fuori c’è vento
non so se farà pioggia, più facile cada
lo sai, le salite al ritorno saranno
le discese di stamani dopo bacio e caffè;
poi le mode, sai bene, cadono
alla fine è solo Dio a far quadrare tutto.
Questo paese omaggia la propria morte,
l’abbraccia coi ferini, i divorzi senza lite.
Questo per tutti è amore, tranne il giorno
in cui ci afferrammo non già sconosciuti.
Qualcosa muove l’aria tra le canne
della vecchia pianola, chissà dov’è la stanza
della poesia, quante sedie vuote avrà.
Fuori siamo tutti estranei, tutti uguali,
a un passo da qui ognuno si crede unico
allo stesso modo dentro gli stessi fumi.
Per questo mi aspetto di viverti a lungo.
Sistemati la sciarpa, un altro bacio.

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Dedalo infinito .

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Costruttori di labirinti,
confinati in meandri di non senso.

Chi a voler fuggire
improvvisando il volo;
icari  caduti  per troppo sole contro.

Chi, drone lanciato verso il meridiano del nulla.

Il viluppo si snoda in vortici di inganni;
condanna a vagare
mal fermi sugli sguardi,
in poliedri di luce al neon
e pareti di esproprio senza codice d’incontro.

Nomadi, provvisori
a cercare ovunque presidi d’ombra,, finché l`ultimo Caino alzerà la mano per incanto omicida .

E un dio tradito per genesi avversa,mai grata,lancerà coaguli di umana appartenenza nel dedalo infinito di vuoti siderali.

Tedoforo in eterno
delle sue scomparse sembianze
lui, superstite, non più pensato,
dio solo e sperso.

Anna

Lucciole

 

 

 

99bd14c8206c70e496e28de1489fd790 (1)Giungono  inaspettate,
al calar della sera,
proprio come un guizzo
di speranza nel petto.

Intermittenti luminescenze
in canto d`amore.

Credevo, un tempo lontano,
quando la crudeltà bambina
altro non era  volere per sé,
ritagliarsi un piccolo
angolo di paradiso,
nel sottovetro mi restituissero
una luce ferma.

E fu  tradire,
il loro venir meno
sul fondo di un barattolo.

Proprio come ora:
c’è sempre una speranza
che mi muore dentro.

E poi qualcosa
o qualcuno fermerà
questo mio incerto pulsare

Ma non avrò tradito nessuno
sarà solo affidarmi
all`ordine delle cose
che pian piano scemano
fino a scomparire.

lo chiamano morire

Anna.

Ignavia .

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Restare sottovento credendosi al riparo,curvare la schiena spingendo la ruota dei giorni; viltà che offende il coraggio dei vinti.

Indolenza che tramortisce senso e morale, asservimento in ventriloqua lamentela .

Il legno che non trascini sulle spalle
non redime le ossa,
la croce smessa non assolve;
sposta la morte più in là,
mentre vai blaterando colpe mai tue
con un digiuno d’orgoglio e fierezza e una fame di nulla.

Anna.

Conversario

 

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Il fiore smunto e pallido
ha chinato il capo.

Tu dici: Ha petali avvizziti
e inaridito stelo.
Ben sai che è identico
il senso del morire.

La morte, se la pensi, c’è
come la vita, se la vivi.

La vita io, fin quì, l’ho amata
e lei mi ha amata in sole e tramonti,
in fiori e stelle,
in mari e cieli mai uguali.

Oh se l’ho amata!

Ma ho temuto il buio,
l’onda anomala, i rovesci improvvisi
e la morte l’ho pensata
come fosse un accidente.

Ora so che verrà
quando non potrò più pensarla
perché la starò vivendo e mi amerà.

Un’eterna irricusabile non vita,
un ricusato pensiero teso d’agonia,
spegnersi, per sempre, piano.

E tutto il buio ad inchinarsi
in sponsale eterno silenzio
solo mio.

Anna.

Come un`anomalia

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Ci sono luoghi che mi abitano,
luoghi che non ho abitato mai,
anni di lepre in cui mi sono fuggita
senza arrivare mai.

Cose custodite  non si fanno più trovare, altre tralasciate mi vengono a cercare.

E giorni vivi nel ricordo,
giorni da dimenticare,
momenti che non sanno cominciare.

C’è l’uscire, al mattmo, e non   uscirmi,il rincasare  e non  rientrarmi. E un esilio nella stanza.

Come un’anomalia, un’enorme bugia, questa vita,
vita che sfinisce .

Di contro,la norma che avvalora,
avvalora il  venir meno
di tutte le cose, fino all’ultima resa.

Anna.

Stella della sera

almerighi

ottomila o quattrocento
siano i baci pronti
a partire verso il tuo fronte,
non importano gli zeri,
nemmeno i battiti

quanto importi tu,
punteggiata di baci
stella della sera aperta,
vibrante,
a ritrovarci necessari

domani le mie labbra
ti sapranno
finalmente la pioggia riavrà
senso e protezione

che non c’è bene migliore
di quello pronto
a chiudere ogni finestra,
baciare la prima
e la seconda volta,
senza più fine

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Dissolvenze

 

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Opera di Montserrat Gudiol

 

Il tutto composto,il tutto coincidente come linea fedele all’orizzonte.

Poi l’occhio crea dissolvenze;
spoglia atomi di verità.

E così nei tramonti si intravedono aurore,nidi rassicuranti di luminose albe.

La pioggia nella pozzanghera si svapora e l’iride già si volge verso il sole.

La chiave ruota nella toppa ed è già casa,già il dentro le consuetudini che rassicurano.

Posticcia funzione nell’esiguo spazio,gesto minimo che s’apre
su rispondenze che verranno.

Di giorno in giorno contro venti o bonacce talvolta disperate.

Anna