Dove io non sarò

sovrasenso bisbigliato

Porto gli occhi
oltre queste briciole di elemosine
oltre queste cocche d’alibi e nostalgie.

Porto la voce altrove,
mentre mi spezzo il pane del silenzio
che scrocchia d’alfabeti veri

Porto le mie ragioni
oltre ubbie e rammarichi

Porto le mani
dove il gesto rimane compiuto
su ciò che sa bastare.

Porto il passo
dentro me .

Ecco, io non sarò più
dove ho perduto le notti,
dove ho lasciato il cuore.

Inscritta alla voglia soltanto,
presto evaporata in un mugolo
di desiderio .

Anna

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Sei (A lucio) Lasciai di Giugno_ su binari roventi, l’estate ferma. ( 25 giugno : era di sabato. Quattro giorni dopo…..) Ma sai tornarmi là dove ti penso.

sovrasenso bisbigliato

Sei nel ricordo dell’ultima tua voce,
nelle parole che leggo,
mentre conversano di promesse
lungo un verbo rimasto appeso
all’estremo tuo respiro.

Sei in tutto ciò che ho immaginato compiersi:
nell’accanto del giorno dopo giorno,
nelle intenzioni che non si esauriscono
nel fiato spento.

Sei negli occhi, mentre mi sorridi,
mentre mi guardi, mentre mi baci i silenzi;
così: a dirci tanto, il tutto di noi,
a coglierci sulle labbra unite
d’abbandoni.

Sei nel prima che il treno fischiasse
l’esatta partenza
e chiudesse le porte sul nostro domani.

Sei la carezza che mi torna
se, in questa feroce estate d’arsura e seti,
s’alza un alito e mi sfiora.

Ora che il ricordo ti ricama un volto di luce
e il silenzio, nella pelle sola, mi ricuce,
ora che una nostalgia abbottona notti
a giorni senza te,
sei dove mi ritorni, dove nascono le parole
e se le scrivo mi rimani.

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Due donne allo specchio . Monologo a due voci. ( IN UNA FINE ) Da una mia poesia nasce questo monologo a due voci. Due modi diversi di intendere una fine. Il mio sicuramente è quello che non lascia scampo, quello che ho immaginato e scritto per Lorella Elle, persona che , per come mi arriva , sa intravvedere, in una fine, già un inizio è un modo per ricominciare, per darsi altre possibilità. Ne è nato poi un audio che ho montato con le immagini,ma nel trasferirlo su youtube risulta di pessima qualità audio. Io poi, meglio che mi cimenti in altro, ahahahah .La bravura di Lorella , invece, è risaputa, almeno per me :-)

sovrasenso bisbigliato

Se volete ascoltare l’audio , silenziate la musica in fondo alla pagina,grazie!

-Penso a quante cose
restino ferme in una fine;
attendono, nella stretta
di un collare di giorni,
una voce
per un lasco d’altra possibilità.

Ma non ha replica una fine;
muta insiste su ciò che non unisce.

Penso a quanto somigli
alla lenta svestizione di rami
la fine che sfronda, nel tempo,
parole
fino al perentorio che zittisce.

Eppure restare
nel vertice del primo pronunciamento
in un vuoto sfitto.

Senti quel silenzio di foglie, nella caduta,
come divora terreno alla significanza.

Oh, quanto vorrei farmi capace
di significare solo gli inizi!

-Ricordo come cominciò,
fu lungo sottintesi e ammiccamenti,
a spiarci le intenzioni.

Oh se ne ho memoria!

Poi, man, mano,
raccordi chiari, resine trasparenti,
sobri grafemi
su steli di accese gemmazioni.

Quando fu che la parola divenne verbo,
non so dirlo;
fu senza peso e senza misura,

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fino alla Chiusa

almerighi

Erano passeggiate fino alla Chiusa,
imitati i tacchini, si andava a vederla
risalendo l’argine
con la paura dei ladri di biciclette
o dei coltivatori di orti anonimi
quando capitava di rubare e addentare
un piccolo pezzo di sole.

Il fiume, l’acqua, la tua mano:

ora so che torni là per camminare sola,
il fiume non si è mai spostato
e gli argini ti hanno fatta
più allenata alle cose della vita,
ma non lasci ancora la mia mano.

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Anaatomia del dolore. Ci sono libri che si scrivono sulla carne stessa. Sono cicatrici che ci parlano e sanguinano quando il tempo si arrende alla sconfitta un pugno di segni che a stento comprendiamo e che sono stati il bacio intatto della vita. Ada Salas

sovrasenso bisbigliato

Somiere senz’aria
il torace
e un dispetto di dispnee.

Tom tom,
ride penetrante,
crash di battiti.

Annegano nella gola asciutta
atomi di speranza così grandi.

Sale un sospiro lento
in sella alla schiena.

Deragliano le mani
al centro di un dolore.

Si chiudono le dita
su quel poco di futuro
a stringere nocche di incertezze.

Bruciano sotto pelle
fredde dimenticanze.

Anna

(Somiere: cassa armonica dell’organo musicale.
Tom tom, ride, scrash: parti strumentali della batteria (Piccoli tamburi, piatti) . Porta lo stesso nome il suono che producono)

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Verrà l’inverno.

sovrasenso bisbigliato

Poi verrà il lungo inverno:
alberi nudi e fiori esiliati,
origami di foglie spezzati
come parole rotte dal pianto
e lunghi silenzi da decifrare.

Disorienta tutto ciò
che sottostà all’ineluttabile.

Verrà l’inverno…

Ma c’è sempre una speranza
appesa al ramo più alto
e un nido di sogni.

Bisognerà imparare
a risalire il tronco fino alla cima
e bagnarsi le mani nella luce
coi germogli buoni negli occhi.

Mi riconosco nell’alba scalza
di chi poi ridiscendEcammina
sulla terra brulicante di radici.

Anna

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Piccoli futuri.

sovrasenso bisbigliato

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Si vive nell’incipiente,
espugnando roccaforti di memorie,
tesi nell’arco del possibile
senza indizi o previsioni.

Il futuro è appena più in là,
svoltato l’angolo di una consuetudine,
sul tavolino di un’apericena
dove il poi è una diceria
da dire sottovoce.

Il sogno è un tempo incustodito
tra ossa svogliate
e bocche declinanti su indicibili desideri.

Si vive nel tempo eroso
con occhi tratti da piccole visioni,
coi fiati agonizzanti
ad accarezzare talee di parole malferme
su gambi di gerundi
per un ipotetico compiersi.

Tacito accordo: ora e forse
e una mancata aderenza
al grembo di un tempo solo nostro
a sentirlo scivolare via.

Anna

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Possibili e plausibili futuri.

sovrasenso bisbigliato

Ché non è mai abbastanza sciacquare i risvegli
per far cadere le occhiaie dentro il lavandino.

Si riparte sempre così ,la mattina,
con l’inventario di ciò che si è salvato
ma nessuna stella in mano.

E subito a tramandarci momentanei,
in infinitesimi futuri,
in quel viavai fra i muri.

-Intanto apro il frigo, così mi riempio gli occhi
di quel che manca;
lo renderò docile sulla tovaglia
quel poco rimasto!

la vita è questa:
addomesticare la veduta
oltre lo sfacelo,
per tutti i possibili, plausibili futuri.

Anna.

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Piuttosto. «iI modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere, malgrado tutte le indicazioni scientifiche, che nella vita tutto sia per sempre. Il cambiamento è costante. Come viviamo il cambiamento, questo dipende da noi. Possiamo sentirlo come una morte o possiamo sentirlo come una seconda occasione di vita. Se apriamo le dita, se allentiamo la presa e lasciamo che ci trasporti, possiamo sentirlo come adrenalina pura, come se in ogni momento potessimo avere un’altra occasione di vita, come se in ogni momento potessimo nascere ancora una volta. (Meredith)»

sovrasenso bisbigliato

Forre di luce
in cui non mi precipito
e preghiere abbandonate lungo i bordi.

Voli spiegati altrove,
dislocati passi d’erranza,
mentre rinserrano i pensieri
contorni di accese astenie
mordendo arsure di antiche seti.

Piuttosto smarrirmi
senza indizi
e in altri inizi,
ancora, ritrovarmi.

Anna.

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Come un’anomalia.

sovrasenso bisbigliato

Ci sono luoghi che mi abitano,
luoghi che non ho abitato mai,
anni di lepre in cui mi sono sfuggita
senza arrivare mai.

E parole che attendono,
attendono d’esser pronunciate,
silenzi densi di parole,
parole rimaste inascoltate.

Ci sono cose custodite
in un luogo esatto,
cose che non si fanno ritrovare,
altre tralasciate che mi vengono a cercare.

E giorni vivi nel ricordo,
giorni che non possono tornare,
momenti che non sanno cominciare.

E un viaggio da tempo cominciato:
somma di tutte le soglie,
le soglie che ho varcato.

E l’esilio nella stanza accanto.

C’è l’uscire, al mattino, e il non uscirmi,
e il rincasare, la sera, senza rientrarmi.

Come un’anomalia, un’enorme bugia,
bugia che tutti amiamo, questa vita,
vita che sfinisce ogni possibile pretesa.

Di contro: la norma che avvalora,
avvalora quel plausibile venir meno
di tutte le cose, fino all’ultima resa.

Anna.

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